Indice del numero 3, Dicembre 2009

Saggi

Il populismo dell’opinione pubblica mediatica

English

Il neopopulismo è un fenomeno associato alle democrazie del pubblico. In esse esistono due formule di rappresentazione politica contrapposte: quella elettorale e quella dell’opinione pubblica mediatica. Questa dualità favorisce e stimola il populismo. Il meccanismo è semplice: i mass media offrono come autentica rappresentazione sociale l’opinione pubblica da loro diffusa, la quale si identifi ca con la «voce della strada» che si esprime senza intermediari. Il vecchio concetto di «popolo» viene ora sostituito da quello dell’«opinione pubblica mediatica». L’articolo offre l’analisi di tre dei suoi signifi cati neopopulisti: il mito dell’opinione pubblica, come questa viene costruita dal sistema della comunicazione e le funzioni che svolge nel campo della politica.

The Populism of Media-driven Public Opinion

Italiano

Neo-populism is a phenomenon associated with the «democracies of the public». There exist two different forms of political representation in such democracies: the electoral one and that of the media-driven public opinion. This duality facilitates and stimulates populism. The dynamics is simple: the media offer as authentic social representation
the opinion generated by them, which reflects the «voice from the street» that expresses itself without intermediaries. The old concept of «people» is replaced by that of media-driven public opinion. The article analyzes three neo-populist meanings: the myth of public opinion, the way this is shaped by the communications system and the functions
it exerts in the political domain.

Félix Ortega pp. 361-381

Il mondo che parla arabo. La nuova corsa della public diplomacy nel confronto tra Occidente e Mezza Luna

English

La tesi di partenza di questo studio è la convinzione che a livello internazionale sia in atto una crescente enfasi verso programmi di public diplomacy rivolti al Medio Oriente e che il principale strumento di questi progetti sia la televisione. D’altro canto si ritiene che questo trend nasca come conseguenza della rivoluzione satellitare araba, un fenomeno che ha messo in discussione il monopolio dell’Occidente sui media. Ecco perché molti paesi sentono che grazie a questi strumenti mediatici possono diffondere a livello globale, e dunque con l’utilizzo di lingue e linguaggi diversi, una propria visione del mondo e infl uenzare dunque la percezione globale delle identità. L’informazione globalizzata può esistere per garantire pluralità di punti di vista? O è piuttosto destinata ad essere vittima di posizioni politiche contrastanti, come fosse un semplice megafono di propaganda?

The World that Speaks Arabic. Television and Public Diplomacy between the West and the Islamic World

Italiano

Thanks to the ability of reproducing and diffusing symbolic messages and categories of meaning, mass media are the main source of the cultural/ideological power; TV and radio are the most important arenas for the international debate, where a competition between dominant world’s views is taking place.
The starting point of this paper is that at the international level there is a rising attention towards the use of public diplomacy instruments towards the Middle East, especially TV. The methodology is a collection of data regarding international TV broadcasts in Arabic. Empirical evidence shows a broad and rich panorama but at the same time English abstracts several doubts have been raised about the effectiveness of such experiments. The main goal of this study is to understand whether a globalized political communication may guarantee a positive discussion between varieties of viewpoints or rather it is destined to be only a propaganda mouthpiece.

Daniela Conte pp. 383-397

Nuovi media, strategie elettorali e partecipazione. La campagna presidenziale Usa 2008

English

Questo articolo analizza il ruolo dei nuovi media nelle elezioni presidenziali Usa del 2008 da tre punti di vista: i comportamenti politici del pubblico di internet, l’offerta di contenuti sui siti dei candidati e le strategie adottate dai consulenti coinvolti nella campagna in rete. Grazie a investimenti lungimiranti, a una strategia basata in misura significativa sulla comunicazione interpersonale e alla creazione di un modello organizzativo ibrido capace di conciliare partecipazione e controllo, Barack Obama è riuscito a utilizzare efficacemente i nuovi media per mobilitare risorse cruciali e conquistare un consistente vantaggio competitivo sui suoi avversari sia nelle primarie, sia nell’elezione generale. L’analisi dei fattori che hanno contribuito al successo di Obama consente di formulare alcune ipotesi sulle condizioni che possono favorire oppure ostacolare la diffusione di un modello di comunicazione politica incentrato su internet.

New Media, Election Strategies And Participation: The US Presidential Campaign 2008

Italiano

This article analyzes the role of the new media in the United States’ 2008 Presidential election from three points of view: the political behavior of the internet audience, the supply of contents on candidates’ websites, and the strategies adopted by the consultants involved in the online campaign. Due to far-sighted investments, a strategy significantly centered on interpersonal communication, and the creation of a hybrid organizational model capable of balancing participation and control, Barack Obama effectively marshaled the new media to mobilize crucial resources and achieve a sizeable competitive advantage vis-a-vis his opponents in both the primaries and the general election. Analyzing the factors that contributed to Obama’s success helps generating hypotheses about the conditions that can enable or hinder the diffusion of an internet-centered model of political communication.

Cristian Vaccari pp. 399-420

Analisi

I media, la democrazia e l’amministrazione Obama. La speranza senza cambiamento?

English

I social media (e-mail, blog, siti di social network, messaggi, chiamate con il telefonino, microblog come Twitter e formati di condivisione di fi le come Flickr e YouTube) sono stati celebrati come un cambiamento fondamentale nella natura del discorso politico. Il successo di Barack Obama alle elezioni presidenziali e le attività proposte dalla sua amministrazione sono in questo campo un esempio paradigmatico. La domanda da cui parte questo articolo è: questo cambiamento significa mettere il processo politico nelle mani delle persone? Per rispondere a questo quesito l’autore considera brevemente tre casi (Citizen’s Briefi ng Book, Online Town Hall Meeting e Supreme Court Nomination) per valutare se realmente sono state colte le opportunità che i social media offrono nel mettere al centro del processo decisionale le persone.

Media, Democracy and the Obama Administration: Hope without Change?

Italiano

Social media (e-mail, blogs, social networking sites, text and instant messaging, mobile phone calls, and micro-blogs such as twitter, and digital media sharing formats including Flickr and YouTube) have been celebrated as changing fundamentally the nature of political discourse. Barack Obama’s successful 2008 presidential election bid and the practices of his newly installed administration have been offered as cases in point. Does this change mean putting the political process into the people’s hands? This paper considers briefly three cases (Citizen’s Briefing Book, Online Town Hall Meeting and Supreme Court Nomination) to evaluate if opportunities for decisive public input to government policy via social media have been realized.

James E. Katz pp. 421-432

L’Europa c’è! E la campagna elettorale? Elezioni europee 2009 e ciclo della notizia

English

Per lungo tempo l’integrazione all’interno dell’Unione europea è stata vista come un processo sovranazionale che non provocava cambiamenti sostanziali nei contesti politici dei singoli stati. Il progressivo allargamento ha inoltre messo in evidenza le differenze culturali tra gli Stati membri e sottolineato le difficoltà nella costruzione di uno spazio pubblico condiviso, tanto che l’esistenza di una sfera pubblica europea resta ancora oggetto di dibattito. In questo contesto, le elezioni europee sono state spesso utilizzate come pretesto per continuare a discutere delle questioni di casa propria in buona parte degli stati membri. In Italia la scadenza elettorale del 2009 ha rappresentato un banco di prova che ha confermato la tendenza a «nazionalizzare» o a trascurare i temi europei in termini di strategie politiche e di pratiche giornalistiche: le campagne elettorali europee continuano a svolgere un ruolo secondario nel processo di «europeizzazione» delle opinioni pubbliche. Attraverso lo studio della rappresentazione della campagna elettorale su quotidiani, telegiornali e web l’articolo fornisce alcuni elementi di riflessione intorno al ruolo che l’Europa e le elezioni europee rivestono all’interno del sistema politico e di quello mediale.

Europe Is There. But What about the Campaign? 2009 EU Elections and the Cycle of News

Italiano

The EU integration for a long time has been considered a supranational process that does not trigger substantial changes in national political contexts. Moreover, the enlargement process has stressed cultural differences between member states and has highlighted difficulties in the construction of a shared public space; so that the existence of a European public sphere is still questioned. European elections are usually a pretext to discuss domestic issues and this is a common feature in most of the member states. In Italy, 2009 elections represented a test which confirmed a tendency to «nationalize», or to ignore, the EU issues in terms of political strategies and journalistic practices. Once again European election campaigns have played a secondary role in the process of «Europeanization» of public opinion.
This article provides some suggestions about the place Europe and the European elections have within the political and media systems by studying the election campaign coverage in newspapers, newscasts and on the Web.

Marinella Belluati e Giuliano Bobba pp. 433-449

Il rock «umanitario»: la musica che fa politica. Live Aid e Live 8 come strumenti di politica internazionale

English

L’articolo propone un’analisi del Live 8, la serie di concerti organizzata per precedere il summit G8 fi ssato per il 6, 7 e 8 luglio 2005 a Gleneagles (Scozia) con lo scopo di fare pressione sui leader dei Paesi più ricchi del mondo in modo da ottenere la cancellazione del debito dei Paesi più poveri, l’aumento e il miglioramento degli aiuti e la negoziazione di tariffe doganali più vantaggiose per il commercio delle nazioni in via di sviluppo. I concerti si sono svolti il 2 luglio 2005, quasi in contemporanea, a Londra, Parigi, Berlino, Roma, Filadelfi a, Toronto, Tokyo, Johannesburg e Mosca e, oltre ad essere un caso esemplare di soft news event, rappresentano il caso più recente ed eclatante dell’uso «socialmente utile» di un megaevento: il Live 8 ha così fatto del linguaggio universale della musica il fulcro di una complessa campagna politica e mediatica.

The «Humanitarian» Rock: When Music Turns into Politics. Live Aid and Live 8 as Tools of International Politics

Italiano

This article develops an analysis of the Live 8 concerts, organized to anticipate the G8 Summit of 2005 in Gleneagles, Scotland. The aim was to persuade the leaders of the wealthiest countries to drop the debt of the poorest countries, to increase aids and to negotiate better trade conditions for the products of the developing countries.
The concerts took place on the 2nd of July 2005, almost at the same time, in London, Paris, Berlin, Rome, Philadelphia, Toronto, Tokyo, Johannesburg and Moscow.
They can be considered an interesting example of «soft news event» and represent the most recent and most extraordinary case of «socially advantageous» use of a mega event: by means of the universal and «catchy» language of music, Live 8 turned out to be a pivotal element of a complex political and mediatic campaign.

Sara Minucci pp. 451-461

Strumenti

Recensioni

Marco Belpoliti. Il corpo del capo

Federico Boni pp.463-66

Cristopher Cepernich. Le pietre d’inciampo. Lo scandalo come meccanismo sociale

Marcello Maneri pp. 466-68
Marco Orioles. Falchi e colombe. Lezioni di giornalismo americano dalla guerra in Iraq

Andrea Pogliano pp. 468-71

Panorama internazionale
Panorama della pubblicistica internazionale sulla comunicazione politica

Sondopolitica
Chi è il più popolare del reame?

Videopolitica
Europee 2009: la visibilità femminile nei programmi Rai durante la campagna elettorale

Audipol
Il caso «Noemi Letizia» nei programmi di informazione

e-Politics
Strumenti per la ricerca: le banche dati elettorali

Cinepolitica
Il fascismo come trama della Storia (Il nastro bianco, Vincere, The Wave – L’onda)