Elezioni & Comunicazione: dopo i voti nazionali, locali e referendari

Urbino, 15-17 Dicembre 2016

Call
Programma

Tutte le informazioni riguardanti il convegno a Urbino (15-17 Dicembre 2016) sono disponibili al seguente link: Scarica programma

Giovedì, 15 dicembre

14.30 Apertura desk registrazioni

15.30-17.00

PANEL – Aula 14

LE CAMPAGNE VISTE DA DENTRO

Chair e discussant – Dino Amenduni

Armando Melchionna e Antonio Nizzoli
La campagna referendaria: dalla parte dell’osservato (RAI) e dell’osservatore (Osservatorio di Pavia)

Raffaele Picilli e Marina Ripoli
Il Fundraising politico in Italia alla prova delle amministrative

Martina Carone e Davide Policastro
Le opinioni (degli analisti) sono opinioni? Indagine tra i giovani professionisti della comunicazione politica sulla campagna elettorale in Italia nel 2016

Marco Cacciotto
Dalla campagna del candidato a quella del partito: il caso Milano

Giovanni Diamanti, Stefano Origlia e Lorenzo Pregliasco
La campagna di Sala a Milano, fra messaggio e Big Data

PAUSA CAFFE’

17.30-19.00

TAVOLA ROTONDA – Aula Rossa

SONDAGGI & COMUNICAZIONE IN TEMPI DI VOTO
coordina Ilvo Diamanti
partecipano Giancarlo Gasperoni, Alessandra Ghisleri, Eric Jozsef, Paolo Natale

19.00-20.00

COMITATO REDAZIONE RIVISTA COMPOL

Venerdì, 16 dicembre

9.00-10.30

SESSIONE 1: OPINIONI PUBBLICA, ELEZIONI E REFERENDUM – Aula 01

Chair e discussant Luigi Di Gregorio

Rita Marchetti, Marco Mazzoni, Roberto Mincigrucci e Anna Stanziano
Il coverage della corruzione nei periodi di campagna elettorale in Italia: un tema da evitare?

Giancarlo Gasperoni
La capacità predittiva dei sondaggi in merito al referendum costituzionale del 2016

Fabio Bordignon e Luigi Ceccarini
Referendum costituzionale e clima di opinione

Paolo Natale
La riforma costituzionale nell’opinione degli italiani: una débâcle della comunicazione?

SESSIONE 2: UNO SGUARDO ALL’EUROPA – Aula 12

Chair e discussant Sara Bentivegna

Francesca Montemagno e Rossana Sampugnaro
MPs and electoral political campaigns in Europe

Cremonesi Cristina
Different populisms in Italy: an empirical analysis of the populist parties’ communication and populist voters in the 2014 European Parliament Election

Alessandro Albertini
Are Syriza and Podemos populist on Facebook? An analysis of political communication of the first three months of 2016

Diego Ceccobelli, Alice Mattoni e Emiliano Trerè
From the squares to the ballots: the metamorphosis of media imaginaries in Greece and Spain

PAUSA CAFFE’

10.45-12.30

KEYNOTE ADDRESS – Aula Rossa

PIVOTAL ELECTIONS: A NEXT GENERATION OF ELECTION STUDIES
CLAES DE VREESE – School of Communication Research University of Amsterdam, Editor of Political Communication

chair Luigi Ceccarini
discussants Gianpietro Mazzoleni, Franca Roncarolo

PAUSA PRANZO

14.45-16.15

SESSIONE 3: UNO SGUARDO DI SISTEMA – Aula 01

chair e discussant Domenico Fruncillo

Fabio Giglietto, Laura Iannelli, Luca Rossi e Augusto Valeriani
Fakes, News and the Election:

A New Taxonomy for the Study of Misleading Information within the Hybrid Media System

Leonardo Bianchi
La riforma della legge n.28 del 2000: una chiave di lettura costituzionalmente orientata

Marina Caporale
Regolazione pubblica, nuovi media e attori privati: quali regole per la ricerca del consensi elettorale?

Stefano Epifani e Marco Laudonio
Una nuova scena mediale o una nuova (messa in) scena mediale? Gli amministratori locali italiani in rete

14.45-16.15

SESSIONE 4: IN CAMPAGNA ELETTORALE – Aula 12

chair e discussant Christopher Cepernich

Giada Fiorucci
La consulenza politica in Italia: profili e logica

Melissa Mongiardo
Le amministrative 2016 – cartoline web, un nuovo strumento della propaganda elettorale

Valeria Bianchi
Elezioni comunali a Milano: il ruolo di media e relazioni interpersonali nell’informazione degli elettori

Gabriele Maestri
Votatemi tanto bene, anzi no: simboli e comunicazione di chi non ha partecipato alle elezioni amministrative

14.45-16.15

SESSIONE POSTER

PAUSA CAFFE’

16.30-18.00

SESSIONE 5: COMUNICARE LA LEADERSHIP – Aula 01

chair e discussant Chiara Moroni

Elisa Lello
Modelli di leadership e di comunicazione politica a confronto: il punto di vista dei giovani

Giovanni Brancato, Christian Ruggeri e Melissa Stolfi
Le elezioni amministrative 2016: tra retorica populista e strategia leaderista

Donatella Campus
Celebrity and intimate politics as available resources for leadership image-building: the case of Marine Le Pen

Sofia Ventura
La comunicazione di Matteo Renzi e la “narrazione referendaria”

SESSIONE 6: LA COMUNICAZIONE NEI SOCIAL MEDIA – Aula 12

chair e discussant Fabio Giglietto

Mauro Bertolotti e Patrizia Castellani
Accountability 2.0: gli effetti della comunicazione difensiva diretta e indiretta

Roberta Bracciale e Antonio Martella
Lo stile comunicativo dei leader politici italiani: strategie elettorali su Twitter

Antonio Folchetti
I leader di partito e il referendum costituzionale: propaganda e intensità “social”

Andrea Ceron e Sergio Splendore
E-campaign and the slow parade of the 2016 Italian constitutional referendum: a comparison between the twittersphere and the informed twittersphere

18.00-19.30 ASSEMBLEA DEI SOCI

chair Gianpietro Mazzoleni

20.00   CENA SOCIALE

Sabato, 17 dicembre

9.45-11.00

DIALOGO: LE ELEZIONI AMERICANE IN EUROPA – Aula Rossa

CHAIR-DISCUSSANT Paolo Mancini
Sara Bentivegna, Marco Cacciotto ed Edoardo Novelli dialogano con

LARS NORD – Mid Sweden University

chair Paolo Mancini

11.00-11.30

RIVISTA: Sociologia della comunicazione 50.2015 – Aula Rossa

Studiare la comunicazione in Italia. Bilanci e prospettiva di ricerca
presenta Lella Mazzoli

11.30-12.30

PRESENTAZIONE: I LIBRI DEI SOCI 2016 – Aula Rossa

coordina Giovanni Boccia Artieri

12.30 CHIUSURA LAVORI

Vilberto Stocchi Rettore dell’Università di Urbino Carlo Bo

Marco Cangiotti Direttore DESP

Gianpietro Mazzoleni Presidente AssoComPol

Brochure
Keynote Speaker

senza-titolo

CLAES DE VREESE è Professore di Comunicazione Politica alla Amsterdam School of Communication Research – University of  Amsterdam, che ha diretto dal 2006 al 2011.

E’ stato direttore della rivista International Journal of Public Opinion Research e dal 2014 dirige la prestigiosissima rivista Political Communication (Taylor & Francis).

blog: claesdevreese.wordpress.com

Logistica

Alloggi convenzionati

Collegio del Colle (a ridosso del centro storico – Via Cappuccini, 17).
PERNOTTAMENTO + PRIMA COLAZIONE
in  camera singola con bagno al costo di € 28,00 a persona
Per prenotazioni chiamare il Collegio del Colle al numero 0722-302200 (Portineria),
oppure inviare e-mail all’indirizzo collegiocolle@ersurb.it.
Per ulteriori info: www.collegiocolle.iu

Collegio Internazionale (centro storico – Piazza San Filippo, 2)

PERNOTTAMENTO + PRIMA COLAZIONE
– camera singola con bagno al costo di € 35,00 a persona
– camera doppia con bagno al costo di € 28,00 a persona
Per prenotazioni chiamare il Collegio Internazionale al numero 0722-377600 (Portineria),
oppure inviare e-mail all’indirizzo collegiointernazionale@ersurb.it
Per ulteriori info: www.collegiointernazionaleurbino.it

Altri Hotel: prenotazioni qui

Come raggiungere Urbino

Urbino si trova nel mezzo degli Appennini, 30 km dalla costa adriatica. La città è raggiungibile direttamente solo in auto o in autobus, non in treno.

Più vicino alla città di Urbino sono Pesaro e Fano, dove ci sono stazioni ferroviarie; treni da Milano, Bologna o Roma fermano qui.

Il modo più economico per raggiungere Urbino è in autobus o da Pesaro o da Fano.

Per Raggiungerci IN AUTO

Da Nord (es. Rimini)
Autostrada A14 uscita casello di Pesaro-Urbino.
SS 423 seguire le indicazioni per Urbino. Distanza (35 km – 47 min)

Uscita casello di Cattolica, proseguire per S.Giovanni in Marignano, Tavullia e poi seguire le indicazioni per Urbino( 40 km – 55 min).

da Sud-Est (es.da Ancona)
Autostrada A14, uscita casello di Fano.
Superstrada direzione Roma fino al termine della superstrada Canavaccio (36 Km 32 min)
Canavaccio, proseguire per la strada principale ( 8 Km – 11 min).

da Sud Ovest ( Es. da Roma, Perugia)
SS n. 3 Flaminia ( E-78), seguendo le indicazioni per Fano ;
deviazione sulla SS 423 (E-78) per Urbino.

da Ovest (Es. Firenze, Arezzo)
superstrada E-45, uscita S.Giustino
SS 73 bis direzione Urbino e Urbania attraverso il passo di Bocca Trabaria.

Per Raggiungerci IN AEREO

Aeroporti di Ancona (91 Km 1ora 5min – da Urbino) o Rimini (59 Km 1ore3min – da UrbinoAutobus per la stazione ferroviaria
Treno per Pesaro (35 Km – 46 min – da Urbino) o Fano (48 Km 45 min – da Urbino)
Corriera o Taxi per Urbino.

Aeroporto di Perugia SS n. 3 Flaminia ( E-78), seguendo le indicazioni per Fano ;
deviazione sulla SS 423 (E-78) per Urbino. ( 109 km – 1ora 51min).

Per Raggiungerci  IN TRENO

Stazione di Pesaro (35 Km 46 min – da Urbino) o Fano (48 km 45 min – da Urbino) e proseguire per Urbino in corriera o taxi.

Per Raggiungerci IN BUS

Da Pesaro, da Fano, da Roma (Piazza Tiburtina) con coincidenza a Fossombrone, da Venezia, da Fossato di Vico.

Da Pesaro o Fano
Autobus più veloci per Urbino si può prendere o da Pesaro o da Fano. Seguire le informazioni del sito web: http://www.autolineebucci.com/

Da Roma
Ci sono tutti i giorni in autobus la Urbino-Montefeltro da Roma (http://www.autolineebucci.com/), ma non la domenica.

Iscrizione

Le iscrizioni al convegno devono essere effettuate entro il 15 novembre

I soci in regola non sono tenuti a pagare l’iscrizione.

I non soci possono versare la quota di 30 Euro via web:  http://www.assocompol.org/iscrivitirinnova, oppure inviando un bonifico ad AssoComPol, IBAN: IT46Y0310401608000000821960 con la causale “Iscrizione Convegno Urbino”.

Abstract

1a Sessione: Opinione pubblica, elezioni e referendum - Aula 01

- Il coverage della corruzione nei periodi di campagna elettorale in Italia: un tema da evitare? Roberto Mincigrucci, Anna Stanziano, Rita Marchetti, Marco Mazzoni – Università di Perugia

In Italia si parla molto di corruzione. Lo dicono i dati raccolti in seno al progetto di ricerca ANTICORRP – “Anticorruption Policies Revised. Global Trends and European Responses to the Challenge of Corruption” da cui deriva il presente lavoro. La stampa italiana registra un numero di articoli riguardanti la corruzione e altre tematiche affini molto più alto rispetto ad altri paesi europei. Nello specifico, si parla molto di corruzione politica. Un dato che può essere letto alla luce della più generale prossimità tra politica e mass media che caratterizza il nostro paese, e quindi, nell’attenzione dedicata dai media allo scontro politico. I risultati evidenziano come quello della corruzione politica sia diventato un tema sempre più centrale nel dibattito politico, con il numero di articoli che nel corso degli anni è andato via via aumentando. La corruzione è però un tema da campagna elettorale? Il tema della corruzione in campagna elettorale è una policy issue veicolata dai candidati, dai partiti e dai programmi elettorali, oppure emerge in seguito al rivelamento di uno scandalo? Queste sono le principali domande cui il nostro contributo proverà a dare una risposta.
La nostra ricerca prende in esame il coverage della corruzione in quattro principali quotidiani italiani di diversa natura e diverso orientamento politico (Il Corriere della Sera; La Repubblica; Il Giornale; Il Sole 24 Ore) in un arco temporale di 12 anni (2004-2015). La raccolta degli articoli è stata effettuata selezionando gli articoli che contenevano nel testo o nel titolo almeno una di 10 parole chiave (corruzione, tangente, mazzetta, concussione, ecc.). Il paper approfondirà in particolare l’analisi della copertura della corruzione a ridosso delle elezioni politiche, regionali, comunali delle principali città che hanno avuto luogo durante i dodici anni considerati nella ricerca.
Il tentativo, in definitiva, sarà quello di verificare se la copertura della corruzione sulla stampa italiana in prossimità di un appuntamento elettorale possa essere letta alla luce di quello che Thompson (2000) definisce “politics of trust”: con la scomparsa dei partiti di massa la figura del leader assume sempre maggiore importanza per la conquista del consenso; pertanto gli elettori indirizzano il proprio voto in base all’idea di affidabilità, ma soprattutto di onestà, che un candidato riesce a trasmettere. Uno scandalo potrebbe avere delle ripercussioni su partiti o esponenti politici, soprattutto a ridosso delle campagne elettorali: il nostro tentativo è di capire se ciò avviene anche nel contesto elettorale del nostro paese.

- La capacità predittiva dei sondaggi in merito al referendum costituzionale del 2016. Giancarlo Gasperoni – Università di Bologna

Attingendo ai documenti depositati presso il sito web www.sondaggipoliticoelettoriali.it come previsto dalla legge n. 28/2000 e dal Regolamento in Materia di Pubblicazione e Diffusione dei Sondaggi sui Mezzi di Comunicazione di Massa approvato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel 2010, il contributo si propone di esplorare la capacità predittiva dei sondaggi preelettorali resi pubblici mediante i mezzi di informazione e riferiti al referendum sulla riforma costituzionale (cosiddetta “riforma Renzi-Boschi”) che avrà luogo entro i primi giorni di dicembre 2016. Si tratta di un’opportunità particolarmente significativa per il rilievo politico della consultazione, per l’apparente semplicità delle opzioni a disposizione del votante (rispetto alle elezioni parlamentari e regionali), per la notevole durata della campagna e della corrispondente folta attività degli istituti demoscopici, per la forte incertezza che caratterizza l’esito della consultazione, nonché per le molte nuove sfide che i sondaggi “tradizionali” si trovano ad affrontare.

 

Le analisi metteranno in relazione la capacità predittiva dei sondaggi con la durata della rilevazione, le dimensioni del campione, l’incidenza dei non rispondenti, la tecnica di campionamento, la formulazione dei quesiti, l’appartenenza o meno dell’istituto all’Assirm, la tecnica di campionamento, il ricorso o meno alla ponderazione dei dati, ma anche ad altri aspetti politicamente più rilevanti legati a eventi clou della lunga campagna elettorale (s/personalizzazione della consultazione, pronuncia in merito alla costituzionalità della riforma elettorale “Italicum”…). Inoltre, sarà possibile anche tracciare un profilo della qualità metodologica dei sondaggi i cui esiti, presumibilmente, avranno influito sull’opinione pubblica e sui processi di formazione delle intenzioni di voto.
La capacità predittiva dei sondaggi preelettorali (pubblicati) è stata esaminata – mediante l’indice proposto da Martin et al. (2005) e altri indici ad esso ispirati – da Callegaro e Gasperoni (2007; 2008) in occasione delle elezioni della Camera dei Deputati del 2001, 2006 e 2008, da Gasperoni (2013) per le elezioni della Camera del 2013, da Vignati e Gasperoni (2013) per le elezioni regionali del 2010 e del Senato della Repubblica nel 2013. Nelle prime due tornate e di nuovo nel 2013 il complesso dei sondaggi ha sovrastimato il margine di vittoria della coalizione vincente. La qualità dei sondaggi e della relativa documentazione è peggiorata in questo arco di tempo, e le dimensioni campionarie delle inchieste sulle intenzioni di voto si sono ridotte costantemente. Peraltro questa riduzione è aggravata dall’aumentata incidenza di astenuti, indecisi e non rispondenti, che affievolisce la robustezza empirica delle stime basate sulle sole intenzioni di esprimere un voto valido.

- Referendum costituzionale e clima di opinione. Fabio Bordignon and Luigi Ceccarini – University of Urbino Carlo Bo – Italy

Il Referendum costituzionale, che si svolgerà nell’autunno 2016, rappresenta un importante giro di boa nella vita politica italiana. Avrà effetti sia sul piano interno, sul sistema politico e sull’architettura istituzionale, sia sul piano esterno, relativamente al sistema di relazioni con i partner internazionali.
Il paper si concentra sullo scenario nel quale si sviluppa il dibattito pubblico, monitorando gli orientamenti degli elettori rispetto alla consultazione referendaria.
Il Referendum, in un primo momento fortemente “personalizzato” dal premier Renzi, ha assunto, per questa ragione, una connotazione particolare, andando oltre il tentativo di rinnovare le istituzioni repubblicane. Si è configurato nella opinione pubblica e nella retorica comunicativa come un test (un referendum appunto) pro o contro il premier, di approvazione o di critica, verso la compagine di governo e verso il PD(R).

Il clima di opinione, nei mesi precedenti la consultazione popolare, ha risentito di una serie avvenimenti di diverso genere che definiscono il quadro entro il quale si è sviluppato il dibattito pubblico. A definire questo frame non sono solo elementi di lungo periodo legati alla crisi economica, che continua a rendere difficili le prospettive di componenti consistenti dei cittadini-elettori (es. i giovani e la disoccupazione ecc.). Vanno richiamati anche elementi di natura contingente, come la vicenda del terremoto nell’Italia centrale, che ha offerto come in passato opportunità all’esecutivo in carica di dimostrare la capacita di governare situazioni difficili. Oppure la crisi nel comune di Roma, che costituisce un’opportunità, e un rischio, per il M5s di presentarsi come forza governo – non solo di una città importante ma del paese stesso – e proporre una leadership alternativa di governo.
L’avvio di una nuova “era” segnata dalla leadership di Renzi (e dalla logica del renzismo) ha dunque nel Referendum costituzionale un passaggio fondamentale. Potrebbe sancire definitivamente l’entrata in quella che vari osservatori hanno definito come terza fase della storia politica repubblicana: la Terza repubblica.

Il paper, a partire dalla definizione del quadro politico più generale e dal significato del Referendum nella vita istituzionale del paese, si concentra su due aspetti principali:
a) i risultati di questa consultazione popolare e il profilo degli elettori, sia in termini sociografici sia di orientamento e cultura politica;
b) sul come il referendum è stato interpretato dall’opinione pubblica, dai vari segmenti dell’elettorato e come, nel corso del dibattito e della campagna, il fronte del Si, del No e degli indecisi/astenuti ha mutato il suo profilo.

A tal fine, il paper si basa su una molteplicità di fonti di informative: 1) dati relativi al coverage del Referendum nei media nei mesi precedenti la consultazione; 2) dati di sondaggio ripetuti nel tempo (su campioni rappresentativi degli elettori italiani); 3) avvenimenti sociali e politici riportati dai media (terremoto, vicende in Campidoglio, ecc.).
Il paper intende ricostruire in modo longitudinale un parallelo tra fatti politici e orientamenti del clima di opinione, arrivando in conclusione a ragionare sull’esito della consultazione e sulle possibili conseguenze sul piano politico.

- La riforma costituzionale nell’opinione degli italiani: una débâcle della comunicazione. Paolo Natale

Premessa.
Nelle indagini di mercato, è prassi usuale l’utilizzo di due indicatori, per comprendere il livello di apprezzamento per un certo prodotto: il primo fa riferimento alla cosiddetta “soddisfazione analitica”, il secondo alla “soddisfazione sintetica”. L’indice analitico prende in considerazione il prodotto nel dettaglio, facendo valutare ai consumatori tutti i suoi vari aspetti, dalla qualità al costo, dal rapporto prezzoqualità al packaging, e così via. L’indice sintetico ci informa invece sul giudizio generale, il grado di apprezzamento (sintetico, appunto) che il consumatore ha complessivamente del prodotto stesso. Il rapporto tra questi due indici è uno degli elementi principali che si tiene in considerazione per individuarne la performance finale. Se la soddisfazione sintetica è più alta di quella analitica, significa che la comunicazione funziona, che il messaggio veicolato è positivo, che il prodotto viene percepito bene, nell’immaginario di chi lo utilizza, a dispetto di qualche suo difetto. Se viceversa accade il contrario, se cioè è l’indice analitico ha un migliore andamento di quello sintetico, appare ovvio che quel prodotto non funziona, porta con sé una potenzialità inespressa che lo fa valutare più negativamente di quanto i suoi elementi costitutivi lascerebbero intendere.
Ipotesi di ricerca.
Un’analisi di questo tipo può venir effettuata prendendo in considerazione la legge costituzionale proposta dal governo Renzi, e materia del referendum popolare previsto per l’autunno di quest’anno. Interrogandoli su ciascuno dei principali aspetti della riforma, se gli italiani ne danno un giudizio positivo, ma non tramutano poi questa loro buona impressione “analitica” in una propensione “sintetica” a votare sì, a dare il loro appoggio complessivo alla riforma, significa che il difetto principale insito in questa proposta è legato alla comunicazione. Ed effettivamente i primi sondaggi (settembre 2016) sembrano andare in questa direzione. I risultati ci informano infatti che gli elettori giudicano positivamente gran parte degli elementi presenti nella riforma ma, infine, alla richiesta conclusiva su cosa voterà al prossimo referendum, la corsa del sì diventa improvvisamente molto molto difficoltosa, ed il risultato appare in bilico, se non addirittura a favore del no: il giudizio sintetico rimette in chiara discussione la buona performance di quello analitico. E oltretutto l’indicatore “winner”, vale a dire la percezione diffusa di chi vincerà, premia di nuovo la vittoria del no. Questa riforma, secondo gli elettori, non passerà. Lo studio si propone di monitorare il clima di opinione pubblica degli ultimi tre mesi di campagna in avvicinamento al referendum di fine novembre inizio dicembre, con l’obiettivo di comprendere se e come la comunicazione del governo riesca a riformulare il proprio approccio complessivo al tema. Cercando di analizzare quali siano le enfasi poste in atto per modificare questo effetto perverso, unitamente ai riscontri e alle ricadute dei messaggi veicolati nella percezione degli italiani, fino al momento del voto.
Metodologia.
La base dati di riferimento è composta da 5 cicli di interviste, effettuate a distanza di due settimane l’una dall’altra (da settembre a novembre 2016), presso campioni indipendenti della popolazione elettorale italiana di 1000 casi ciascuno, metà dei quali saranno intervistati attraverso CATI (fisso e mobile) e l’altra metà attraverso CAWI. Una ulteriore analisi verrà pertanto svolta cercando di comprendere se esistono significative differenze nelle risposte tra le due modalità di rilevazione (online e telefonica). I questionari e la raccolta delle informazioni sono effettuati dall’Istituto Ipsos di Milano, diretto da Nando Pagnoncelli, che si ringrazia per l’utilizzo dei dati.

2a Sessione: Uno sguardo all'Europa - Aula 12

- MPs and electoral political campaigns in Europe. Rossana Sampugnaro, Francesca Montemagno – University of Catania

The digital platform deeply changed the electoral campaigns, producing a consequent evolution of political consulting. Social networks have become the mainstream media so that the digital strategist and the big data analysts have achieved a special place in the “war room”, next to the campaign director and the pollster. Obama’s election (2012) marks the entrance in the “Fast Politics”: 24 hours news, a large amount of auto-generated contents produced by the voters through digital media, fragmentation, instantaneous transmission of messages but, at the same time, reduction of the attention threshold. Once again, as in the recent past, the evolution of the media (2.0) ends up changing the nature of election campaigns and political consulting request.
What happens in Europe? Study’s objective is to carry out a comparative analysis on the professionalization of MPs’electoral staff, in order to verify how the American model, the techniques and the style of election campaigns management have been imported in the European context. In particular, the focus is on new media: an ancillary use or, on the contrary, a new tool for consensus? Within a comparative approach between the European states, the study explores the use of political consulting during last general elections and in the current legislature, with a focus on Italian MPs.
For the comparative analysis between European states, the study used secondary data (CCS 2013. Comparative Candidates Survey) and construct synthetic indexes on the professionalization and digitization campaigns to conduct a subsequent quantitative and qualitative analysis; in order to study Italian parliamentarians, a survey was conducted through a semi-structured questionnaire.

- Different populisms in Italy: an empirical analysis of the populist parties’ communication and populist voters in the 2014 European Parliament Election. Cristina Cremonesi – Università degli Studi di Pavia

In recent years populist parties have been experiencing a renewed electoral success in many European countries. However, the reasons that motivate a voter to cast a ballot for a populist party are still unclear: do voters support populist parties because they are persuaded by the ideas conveyed by these parties’ communication? Or does the populist vote correspond to a protest action against traditional parties? Which characteristics do the supporters of different populist parties have in common? And which are peculiar according to their vote choice? Do their media diets matter?
Looking at the Italian case in the occasion of the 2014 European Parliament election can be an important starting point to make some clarifications in this regard.
Given the populist parties’ success at the 2013 Elections and the spread of Eurosceptic attitudes among Italian voters, the populist forces were expected to triumph in Italy also in 2014. Surprisingly it didn’t happen but, on the contrary, the traditional Partito Democratico (PD) received 40% of votes, its best result ever. It can be explained by the fact that the EP elections came shortly after that Matteo Renzi became both the new PD Secretary and the head of the Italian Government – a coalition of left and right parties built after the uncertain result of the 2013 election. The European elections have been framed – and perceived by the voters – as a referendum towards the Government led by him. In this way, Renzi, who managed to present himself as the Homo Novus of the Italian political scene, obtained a huge electoral success, holding the votes of the centre-left and taking a significant amount of votes – as previous studies have demonstrated – also from the opponents’ side.
This situation permits to hypothesize that the majority of who voted for populist parties in 2014 did not make this choice for protesting against the traditional political class, as happened in 2013, but rather because of a true closeness to the populist parties’ message. Therefore, to study the populist voters of the 2014 EP election can be a fruitful opportunity for understanding the real profile – or profiles – of the Italian populists.

 

This paper analyses both the direct communication of the main Italian populist parties – Forza Italia, Lega Nord and Movimento 5 Stelle – and the characteristics of the voters who decided to support them in the 2014 EP election. The aim is to verify if there are common elements of populism among the three parties and common characteristics (political attitudes, media consumption habits, socio-demographic traits, etc.) among their supporters. The objective is fulfilled (1) through a quantitative content analysis of the communication displayed by the populist leaders on their official Facebook pages during the last ten days of electoral campaign and (2) by means of an analysis of the electoral survey data collected by the Itanes group after the 2014 EP elections (which have also been compared with survey data regarding 2013 election).

- Are Syriza and Podemos populist on Facebook? An analysis of political communication of the first three months of 2016. Alessandro Albertini – Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa

The aim of this paper is a detailed analysis of Political Communication on Facebook of “Podemos” and “Syriza”. I choose of studying in particular Facebook because it is the most used social network in the world, moreover Facebook fits with the adoption of communicative choices that are associated with the different definitions of populism, especially in comparison with other social media platforms such as Twitter.

In the first section of the paper I will introduce the main waves of thought about populism in literature, afterwards I will lead an empirical research where, firstly I will download the Facebook’s posts of “Podemos” and “Syriza” pages by using Netvizz. Thanks to Netvizz, it will be possible to automatically download all the posts published in the Facebook pages of “Podemos”. At a later stage every post will be manually coded and analyzed. The period of monitoring of these parties will come from January 2015 to March 2016. With regard to methodology of research, I use the Cas Mudde’s definition of populism for analyzing better this variable, in fact populist messages of the Facebook’s posts will be considered as the ones in which will be found out: i) an explicit attack to political, financial or bureaucratic elites; ii) a direct reference to and exaltation of the people and/or the “general will” of the people.

 

Finally, I will try to assess empirically to what extent these parties can be considered as “Inclusionary populist parties” with a small content analysis of the issues dealt with in the posts such as immigration, welfare, foreign policy etc.

- From the squares to the ballots: the metamorphosis of media imaginaries in Greece and Spain. Alice Mattoni, Emiliano Treré – Scuola Normale Superiore

Most of political communication literature considers how political actors engage with a diverse range of media technologies and organizations during topical moments of political participation, including mobilizations and elections. This literature suggests that the diffusion of digital and mobile media changed deeply the patterns of political communication. More precisely, the mundane use of mobile media devices like smartphones combined with an increased internet accessibility brought to the personalization, disintermediation and mediatization of politics (Bennett & Segerberg, 2013; Chadwick, 2013). At the same time, media studies suggest that how political actors and lay citizens understand media shapes the ways through which they embed media into their political activities (Couldry, 2012; Hepp, 2013). This literature acknowledges that understanding what political actors do with the media passes through the analysis of what political actors think about the media, and implies that media imaginaries are a relevant dimension of the whole media ecology in which political actors are immersed (Mosco, 2005; Treré & Barassi, 2015). Yet, few empirical studies investigate how political actors and lay citizens perceive and imagine the media technologies and organizations with which they interact, and we still need to develop knowledge on the more dynamic side of media imaginaries in order to understand what happens once they arise in societies and evolve.
In this paper, we present a comparative study that focuses on the media imaginaries that came to light in Greece and Spain during two topical political moments: the wave of mobilizations against austerity in 2011; and the emergence of movement parties that gained visibility after the peak of protests and during electoral campaigns, Syriza in Greece and the Partido X and Podemos in Spain. In doing this, we investigate three interrelated empirical phenomena linked to media imaginaries. First, the development of distinct media imaginaries at the meso-level of political actors in the two countries; second, the dynamic evolution of such media imaginaries in social movements – during protest waves – and in political parties – during electoral campaigns; third, the transformations that occurred to media imaginaries once they evolve from movements’ fluidity to “parties’ crystallization” (Casero-Ripollés et al., 2016; Lobera, 2015; Romanos & Sádaba, 2015). The article presents evidence from PiCME (Political participation in Complex Media Environments), a research project based at the Scuola Normale Superiore, and it is structured as follow.
The introduction assesses the literature on media imaginaries and its contribution to the literature on political communication. The second section discusses the analytical framework: it defines media imaginaries and outlines their potential patterns of evolution. The third section illustrates the methods of the study: 41 in-depth interviews with political actors, 14 expert interviews with media professionals and practitioners; and analysis of 20 key documents produced by political actors. The fourth section reconstructs the media imaginaries that arose during anti-austerity mobilizations and explains how they evolved within movement parties after the peak of protests. The conclusions propose some comparative reflections on Greece and Spain, outlining the theoretical implications of the study and proposing further lines of investigation.

3a Sessione: Uno sguardo di sistema - Aula 01

- Fakes, News and the Election: A New Taxonomy for the Study of Misleading Information within the Hybrid Media System. Fabio Giglietto – Università di Urbino Carlo Bo, Augusto Valeriani – Università di Bologna,  Laura Iannelli- Università di Sassari, Luca Rossi – IT University of Copenhagen

The widely recognized relevance of good information for healthy functioning democracies has given impulse to a broad and very diversified academic attention on both the spread of rumors and misleading information. Yet, despite several attempts of defining exhaustive and useful classifications, disciplinary specialization has led to a general lack of conceptual coherence (Rojecki & Meraz, 2014). Nevertheless, defining a taxonomy is the first step to properly address, theoretically and empirically, an issue that is emerging as one of the very crucial problems characterizing contemporary political and social environments. Most of the existing classifications are based on the distinction between false information resulting from honest mistakes (often defined as misinformation) and the one resulting from deliberate intention to deceive (disinformation). However, in contemporary hybrid news systems (Chadwick, 2013), circulation of (false) information is the result of a process involving a highly diverse plethora of actors who are very unlikely to be all guided by the same rationale (and by the same awareness of information’s fallacy). For this reason, an exclusively “actororiented” taxonomy may be inadequate to meaningfully describe the current environment.
Starting from an up to date and in depth crossdisciplinary literature review, we propose a new taxonomy for genres of misleading information that better fits contemporary information cycles. The processual nature of the proposed model goes beyond existing classifications of dis/misinformation for two pivotal reasons. On the one side, building upon a definition of information rooted into information theory (Bateson, 1972), our model adopts an observercentred perspective toward the truthfulness of any content that is produced or shared online. Within this perspective, we avoid dealing with the, often hard to decide, actual truthfulness of news content but only with the ownperspective of the original producer or propagators: as if it were true or false.

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Moreover, we represent every information spreading as a process involving, in diverse stages of the cycle of news, multiple subjects orienting their judgement and decisions on the basis of multiple, and not necessarily aligned, values, interests, and skills. Such a diverse spectrum of actors is at work within hybrid media logics (technologies, genres, norms, behaviors, and organizational forms) producing and sharing all the information (true and false) populating contemporary news ecologies.

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Conceptualizing information sharing as a composite process means to acknowledge the existence of multiple steps, actors, and potentially conflicting goals when a specific piece of information can be either created, shared or reshared (see Tab. 1). At every step of the process the proposed model asks, in a recursive way, how the content was perceived by the various actors at play (see Fig. 1). A prevailing presence of one of the four typology in a cycle lead to a distinct type of misleading information. Leveraging on this model, the paper presents and in depth discussion of four different cases, ranging from fake to pseudoinformation, drawn from the 2016 United States presidential election.

- La riforma della legge n. 28 del 2000: una chiave di lettura costituzionalmente orientata. Leonardo Bianchi

Il paper rende spunto dall’invocazione, ripetuta a più riprese dai Presidenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da diversi anni a questa parte, e da ultimo dall’attuale nel Discorso di presentazione della Relazione annuale al Parlamento 2016, della riforma della legge sulla par condicio elettorale e referendaria. Ci si propone un bilancio della legge in questione, ritenuta da Autorità ed osservatori di dubbia o scarsa efficacia, ed anzi, in una sorta di eterogenesi dei fini, produttiva dell’effetto perverso di inasprire gli animi nell’agone elettorale. Viene in evidenza la modifica, intervenuta in questi 16 anni, sia del contesto politico bipolare originario, sia del rilevantissimo aumento delle fonti di approvvigionamento di notizie e dati rispetto ai soli old media (televisione e stampa), soprattutto attraverso Internet, ma anche qui con la diffusione di tutta una serie di utilities che si prestano ad una considerazione articolata ed integrata anche sul piano giuridico – costituzionale, in primo luogo social network, ma anche blog. Nel contesto attuale, in cui nessun operatore istituzionale si assume la responsabilità politica della riforma, le inefficienze della legge determinano una sempre maggiore difficoltà nell’esercizio della delicatissima funzione di controllo e di quella collegata di sanzione. Uno dei profili da sottoporre a verifica dovrà riguardare, il rapporto tra regolazione del periodo non elettorale o referendario e regolazione del periodo in questione, su cui rileva, a valle delle pronunce della Corte costituzionale dei primi anni 2000, un recente orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato proprio sul grado di pluralismo nei notiziari nazionali e regionali, in ordine, sì, al dato quantitativo, ma anche all’agenda politica ed al dettaglio degli argomenti trattati, ed alle iniziative assunte dal soggetto politico nell’ambito dell’attività parlamentare e, più generalmente, politica, con riferimento al complesso dell’offerta formativa. Altro profilo investirà la resa delle tipologie di comunicazione disciplinate dalla legge 28 del 2000 (programmi di comunicazione politica e messaggi autogestiti), come pure la disciplina del rapporto tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale e l’applicazione del principio di parità di trattamento dei soggetti politici nei programmi di informazione. Un ultimo profilo investirà la disciplina della diffusione dei sondaggi, il cui divieto, diretto ad evitare forme di comunicazione che possano chiaramente influenzare gli elettori ed incidere visibilmente, soprattutto negli ultimi giorni, sul comportamento degli indecisi, va sottoposto a verifica circa l’effettività della garanzia, affrontando il tema della regolazione della scientificità dei sondaggi, della comunicazione dei criteri e della modalità della loro predisposizione. Su questa base, il contributo vuole verificare, alla luce dell’esperienza maturata anche attraverso le risultanze dell’attività normativa dell’AGCOM e della CPIV e dei corrispondenti controlli – compreso il sistema di monitoraggio “MisuraInternet” -e sanzioni, l’idoneità della normativa vigente rispetto all’attuazione, alla luce anche del quadro del principio costituzionale di ragionevolezza, del diritto dell’elettore ad un’informazione equilibrata, ricavabile dal combinato disposto degli articoli 3, 21, 48 e 49 della Costituzione, come ricavato dalla consolidata giurisprudenza costituzionale in materia. Nell’impostazione del contributo si avrà riguardo alle linee evolutive della legislazione degli altri Paesi europei, per verificare se e quali risultino essere le linee comuni emergenti.

- Regolazione pubblica, nuovi media e attori privati: quali regole per la ricerca del consenso elettorale? Marina Caporale – Università di Bologna

In occasione delle varie tornate elettorali e nel dibattito pubblico sembra mancare una ponderata riflessione sullo stato attuale della regolazione delle campagne elettorali tra vecchi e nuovi media e sulle necessità emergenti per i necessari, futuri, approcci regolativi. Questa riflessione sembra necessaria alla luce dell’andamento delle più recenti campagne elettorali e anche per quelle future, eventualmente condizionate dalle riforme, anche costituzionali, in corso. Appare chiaro che la legge 28/2000 – dedicata quasi esclusivamente al sistema radiotelevisivo e che non contempla in nessuna dimensione il fenomeno, allora già noto, di internet – non possa costituire uno strumento efficace per presidiare i diritti in gioco e per un’adeguata regolazione dei media.
L’impatto che l’informazione televisiva ha ancora oggi ha sull’informazione e sulle scelte degli elettori italiani (e non solo), reclama una regolazione del mezzo radiotelevisivo e della comunicazione politica ed elettorale, che tenga però conto che il sistema radiotelevisivo è significativamente cambiato nel corso degli ultimi anni. Non può nemmeno essere trascurato il ruolo di alcuni fornitori di servizi internet ed il rapporto e contatto che hanno con i loto utenti.

Ci si muove tra una necessità di regolazione pubblicistica per i media tradizionali, che pure hanno conosciuto straordinari cambiamenti, e una prevalente regolazione dei rapporti con i singoli utenti, di natura essenzialmente privatistica, tra i grandi operatori di servizi in internet, i quali possono disporre e gestire in modo diverso, non per questo meno incisivo, il rapporto con gli utenti e con i soggetti terzi cui possono cedere questi dati e giocare un ruolo fondamentale nella ricerca del consenso elettorale. Si pensi solo al possibile uso dei big data riguardanti le abitudini e gli orientamenti degli utenti da parte dei fornitori di servizi internet e quindi di larga parte degli elettori.

Non per caso l’unico recente intervento di disciplina delle campagne elettorali, al di là dei regolamenti dell’AGCom e della Commissione di vigilanza Rai, è costituito da un Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali (Provvedimento in materia di trattamento di dati presso i partiti politici e di esonero dall’informativa per fini di propaganda elettorale – 6 marzo 2014, in G.U. n. 71 del 26 marzo 2014) che però si è fermato ai rapporti con cittadini, simpatizzanti in una prospettiva di contatto diretto tra soggetti politici e elettori, e non ha toccato tutti gli aspetti sensibili su cui, in tempi recentissimi è intervenuto anche un Regolamento dell’Unione europea (Reg.(UE)679/2016).
In un sistema dei media e dell’informazione totalmente travolto dalle innovazioni degli ultimi 20 anni, il bilanciamento dei diritti in gioco avviene in misura crescente grazie al consenso espresso dagli utenti al trattamento dei propri dati personali. Certo, tale consenso deve essere richiesto ed espresso in coerenza con la normativa Ue e nazionale in materia di tutela dei dati personali, ma i rapporti one-to-many (possibili ovviamente anche attraverso i nuovi media) sono incalzati dai rapporti one-to-one, di conoscenza diretta delle abitudini dell’utente, che i nuovi sistemi garantiscono. Il potere del singolo di negare il consenso appare debole rispetto all’attrattiva costituita dai servizi forniti spesso gratuitamente.

- Una nuova scena mediale o una nuova (messa in) scena mediale? Gli amministratori locali italiani in rete. Stefano Epifani, Marco Laudonio – la Sapienza Università di Roma

Quando si analizza quello che viene comunemente definito “web 2.0” si pensa a processi di forte disintermediazione della comunicazione ed allo sviluppo di nuovi modelli di interlocuzione tra gli attori, più orizzontali e – talvolta – addirittura guidati dagli utenti. Un cambiamento che tocca o dovrebbe toccare tutti i contesti della comunicazione.
Parlando di comunicazione politica, nell’epoca della disintermediazione, quindi, cambiano realmente le modalità di comunicazione della classe politica italiana o gli strumenti principali del web 2.0, i social network sites, vengono piegati a logiche comunicazionali più tradizionali? Si sono sviluppati e si sviluppano modelli di comunicazione nuovi e realmente “inclusivi” o si continuano a sviluppare modalità sostanzialmente unidirezionali, basate su approcci top-down, che non coinvolgono realmente l’utenza, autoreferenziali e vicine alle logiche del mainstream?
Il conference paper proposto intende analizzare le dinamiche di comunicazione dei principali candidati eletti a sindaco nelle ultime elezioni comunali per comprendere se a seguito dell’elezione il dialogo con i cittadini-elettori (piuttosto che la sua messa in scena) sia continuato o sia stato sostituito da una comunicazione più tradizionale a base di dichiarazioni contenute in interviste, comunicati, stampa, lanci di agenzia.
L’analisi di contenuto e delle modalità di (eventuale) interazione saranno raffrontate con una precedente ricerca condotta da uno degli autori del conference paper in occasione delle elezioni amministrative del 2008/2009 così da poter presentare un confronto diacronico.
Gli elementi analizzati saranno finalizzati a comprendere quanto gli amministratori locali abbiano effettivamente compreso vantaggi, opportunità e logiche della comunicazione dialogica propria dei social media e quanto invece pieghino questi strumenti a logiche più tradizionali.
In particolare, si considereranno le modalità di gestione dell’interazione con gli utenti tanto dal punto di vista quantitativo che qualitativo, considerando tipologia della presenza on-line, modalità di utilizzo degli strumenti, frequenza degli interventi, intensità dell’interazione sviluppata. Verranno presi in considerazione i principali social network sites.

4a Sessione: In campagna elettorale - Aula 12

- La consulenza politica in Italia: profili e logica. Giada Fiorucci – Università di Urbino Carlo Bo

Questo lavoro ha l’obiettivo di evidenziare il ruolo sempre più centrale della figura del consulente politico all’interno di una campagna elettorale.
Trattandosi di un’area di ricerca ancora poco studiata in Italia il lavoro partirà da una breve analisi dell’evoluzione del contesto politico in relazione ai cambiamenti avvenuti nella comunicazione politica e nell’eco-sistema mediale che definiscono il frame nel quale si è sviluppata la consulenza politica in Italia. Poi il lavoro si concentra sul focus: lo sviluppo e le trasformazioni del consulente e della consulenza in rapporto al mutamento politico e dei suoi principali attori in ambito nazionale.
Il consulente politico, categoria che rimanda a diversi e specifici ruoli, secondo gli stessi consulenti, sostiene e coadiuva il lavoro del leader e del partito. Si adatta ai nuovi modelli della comunicazione anche ricorrendo alla comunicazione online. Costruisce e racconta narrazioni, si muove nell’ambito del marketing politico.
Il consulente, dunque, diventa progressivamente una figura rilevante nelle campagne elettorali post-moderne, sempre più fluide e permanenti.
Il lavoro sarà supportato da diversi tipi di informazione, qualitativa e quantitativa: sia da informazioni ottenute attraverso interviste a testimoni privilegiati che dall’analisi dei primi dati ottenuti attraverso un sondaggio (cawi) somministrato a circa 60 professionisti del settore presenti in Italia.
L’obiettivo sarà quello di delineare un profilo dei ruoli della consulenza politica, della logica e dell’autorappresentazione di questa professione secondo la prospettiva degli stessi professionisti.

- Le amministrative 2016: Cartoline web, un nuovo strumento della propaganda politica. Mongiardo Melissa

Dal 1993, anno d’introduzione dell’elezione diretta del Sindaco – che viene così dotato di un’investitura popolare e di un potere di tipo presidenziale – le elezioni comunali hanno rappresentato un terreno di innovazione e sperimentazione anche nella campagna elettorale, accelerando processi quali la personalizzazione e la professionalizzazione della politica.
Ad oggi le elezioni comunali rappresentano ancora uno dei principali momenti di elaborazione e sperimentazione di nuovi processi democratici: grazie a modelli comunicativi lontani dalle logiche classiche della propaganda elettorale partitica; al ricorso a candidati indipendenti o tecnici di provenienza non politica; alla nascita di alleanze transpartitiche che stravolgono e rimescolano equilibri e schieramenti tradizionali. Parallelamente, nella tematizzazione del confronto elettorale e nella selezione delle issues si è passati da un piano ideologico e nazionale alla ricerca di un rapporto più diretto con l’elettorato, incentrato su issues locali e inerenti al governo del territorio.
Il monitoraggio delle campagne elettorali delle elezioni amministrative del 2016 condotto dalla cattedra di Comunicazione Politica dell’Università di Roma Tre, che si è focalizzato sulle campagne elettorali delle principali città capoluogo e dei relativi candidati sindaco, mette in luce un aspetto originale per quanto riguarda l’uso dei social network ed in particolare di Facebook. La campagna elettorale per le amministrative del 2016 ha visto un consistente spostamento della propaganda elettorale sui social network impegnando candidati e partiti nella produzione e diffusione “in tempo reale” di materiali appositamente creati e pensati per la rete; i social non solo come strumento di comunicazione tout court, ma anche come “spazio affissione” per la circolazione e la diffusione di “cartoline web”: cartelli ed immagini grafiche con cui candidati e partiti entrano in contatto con il proprio elettorato promuovendo la condivisione di materiali nuovi quasi quotidianamente. Fenomeno già ampiamente diffuso negli Stati Uniti.
Le cartoline web, oggetto della ricerca, sono la trasposizione in un nuovo ambiente comunicativo virtuale dell’eredità del vecchio manifesto elettorale che, mantenendone alcuni elementi di continuità, rappresentano di fatto un nuovo strumento comunicativo. Dal monitoraggio degli account ufficiali dei social network dei principali candidati sindaco delle maggiori città capoluogo (Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino, Trieste), emerge trasversalmente un uso massiccio, con funzioni diverse, di questo nuovo strumento.
Il paper illustra le caratteristiche specifiche di questa nuova forma di comunicazione e le sue peculiarità; traccia una linea degli elementi di continuità e discontinuità con il manifesto elettorale tradizionale: come cambiano i contenuti, le issues ed il linguaggio, come il venir meno del lessico politico cede il passo ad un registro linguistico più colloquiale, come muta la natura e la fruizione dei contenuti proposti; descrive la forma, la struttura e le potenzialità di questi materiali in relazione all’uso che ne viene fatto da parte dei candidati e le diverse funzioni cui assolve; indaga le dinamiche comunicative e di interazione sociale che questo nuovo strumento comunicativo innesca in relazione agli utenti che ne fruiscono.

- La riforma della legge n. 28 del 2000: una chiave di lettura costituzionalmente orientata. Leonardo Bianchi

Il paper rende spunto dall’invocazione, ripetuta a più riprese dai Presidenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da diversi anni a questa parte, e da ultimo dall’attuale nel Discorso di presentazione della Relazione annuale al Parlamento 2016, della riforma della legge sulla par condicio elettorale e referendaria. Ci si propone un bilancio della legge in questione, ritenuta da Autorità ed osservatori di dubbia o scarsa efficacia, ed anzi, in una sorta di eterogenesi dei fini, produttiva dell’effetto perverso di inasprire gli animi nell’agone elettorale. Viene in evidenza la modifica, intervenuta in questi 16 anni, sia del contesto politico bipolare originario, sia del rilevantissimo aumento delle fonti di approvvigionamento di notizie e dati rispetto ai soli old media (televisione e stampa), soprattutto attraverso Internet, ma anche qui con la diffusione di tutta una serie di utilities che si prestano ad una considerazione articolata ed integrata anche sul piano giuridico – costituzionale, in primo luogo social network, ma anche blog. Nel contesto attuale, in cui nessun operatore istituzionale si assume la responsabilità politica della riforma, le inefficienze della legge determinano una sempre maggiore difficoltà nell’esercizio della delicatissima funzione di controllo e di quella collegata di sanzione. Uno dei profili da sottoporre a verifica dovrà riguardare, il rapporto tra regolazione del periodo non elettorale o referendario e regolazione del periodo in questione, su cui rileva, a valle delle pronunce della Corte costituzionale dei primi anni 2000, un recente orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato proprio sul grado di pluralismo nei notiziari nazionali e regionali, in ordine, sì, al dato quantitativo, ma anche all’agenda politica ed al dettaglio degli argomenti trattati, ed alle iniziative assunte dal soggetto politico nell’ambito dell’attività parlamentare e, più generalmente, politica, con riferimento al complesso dell’offerta formativa. Altro profilo investirà la resa delle tipologie di comunicazione disciplinate dalla legge 28 del 2000 (programmi di comunicazione politica e messaggi autogestiti), come pure la disciplina del rapporto tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale e l’applicazione del principio di parità di trattamento dei soggetti politici nei programmi di informazione. Un ultimo profilo investirà la disciplina della diffusione dei sondaggi, il cui divieto, diretto ad evitare forme di comunicazione che possano chiaramente influenzare gli elettori ed incidere visibilmente, soprattutto negli ultimi giorni, sul comportamento degli indecisi, va sottoposto a verifica circa l’effettività della garanzia, affrontando il tema della regolazione della scientificità dei sondaggi, della comunicazione dei criteri e della modalità della loro predisposizione. Su questa base, il contributo vuole verificare, alla luce dell’esperienza maturata anche attraverso le risultanze dell’attività normativa dell’AGCOM e della CPIV e dei corrispondenti controlli – compreso il sistema di monitoraggio “MisuraInternet” -e sanzioni, l’idoneità della normativa vigente rispetto all’attuazione, alla luce anche del quadro del principio costituzionale di ragionevolezza, del diritto dell’elettore ad un’informazione equilibrata, ricavabile dal combinato disposto degli articoli 3, 21, 48 e 49 della Costituzione, come ricavato dalla consolidata giurisprudenza costituzionale in materia. Nell’impostazione del contributo si avrà riguardo alle linee evolutive della legislazione degli altri Paesi europei, per verificare se e quali risultino essere le linee comuni emergenti.

- Votatemi tanto bene, anzi no: simboli e comunicazione di chi non ha partecipato alle elezioni amministrative. Gabriele Maestri – Università Roma tre, Caporedattore di Termometro Politico.

Nelle elezioni fa notizia chi partecipa al voto, ma anche chi, per un motivo o per l’altro, ne resta escluso merita attenzione. In ciascuno dei maggiori comuni – tra quelli che hanno rinnovato la loro amministrazione pochi mesi fa – almeno una lista, tendenzialmente autoctona, non ha partecipato alle elezioni per non essere riuscita a raccogliere il numero richiesto di sottoscrizioni oppure è stata esclusa per non avere rispettato in pieno i requisiti di legge per la documentazione elettorale.
Al di là delle liste espressione di partiti nazionali (la cui immagine è generalmente nota), è interessante indagare come a Torino, Milano, Roma e Napoli quelle liste avessero in programma di attirare l’attenzione (e magari il voto) degli elettori, solleticando l’appartenenza alla comunità territoriale (e calcistica), ammiccando a querelle politiche irrisolte, mettendo addirittura in campo provocazioni social-sessuali o, all’inverso, scegliendo grafiche assolutamente anonime e prive di ogni appeal per l’elettore.
È il caso poi di analizzare a parte una vicenda che più di altre ha ottenuto l’attenzione delle cronache, assumendo quasi i caratteri di un case study, pur nascendo dichiaratamente senza reali velleità elettorali. Il riferimento è alla “campagna elettorale” di Antonia Colasante, candidata fake al Campidoglio, che però è risultata assai più convincente di numerosi competitor reali: forte della sua esperienza di comunicatrice e storyteller, è riuscita a costruire una narrazione sufficientemente realistica e condivisibile per i frequentatori della rete, enfatizzata anche da alcuni mass media. L’esperimento, al di là della sua concezione dichiaratamente “ludica”, ha permesso di interrogarsi sul reale livello della comunicazione politica in Italia e sulla sua capacità di incontrare le attese degli elettori.

5a Sessione: Comunicare la leadership - Aula 01
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Foto del Convegno